lunedì 25 febbraio 2013

“Lo schiaffo” di Claude Pinoteau: una pellicola sul conflitto generazionale nella Francia della metà degli anni settanta.


Diretto nel 1974 da Claude Pinoteau, il cineasta francese scomparso nell’ottobre dello scorso anno, “Lo schiaffo” lanciò l’allora diciannovenne Isabelle Adjani, affiancata in questa gradevole commedia da due già affermate stelle del cinema: Annie Girardot e Lino Ventura. 
Isabelle Douléan (Isabelle Adjani) è una studentessa di medicina che, dal giorno della separazione dei suoi genitori, vive a Parigi insieme al padre Jean (Lino Ventura), insegnante di geografia in un liceo.
La serenità della ragazza è purtroppo minata dal rapporto conflittuale che ha con quest’ultimo, il quale si dimostra assolutamente contrario all’intenzione della figlia di andare a vivere con Marc (Francis Perrin), il suo fidanzato.
Dopo aver ricevuto uno schiaffo dal padre, a seguito del loro ennesimo litigio, Isabelle fugge di casa per raggiungere la madre Hélène (Annie Girardot) in Inghilterra, dove si è momentaneamente trasferita dall’Australia con il nuovo compagno.
Sebbene intenzionata a partire da sola, Isabel verrà seguita in questo suo viaggio da Rémy (Jacques Spiesser), del quale poi lei si scoprirà innamorata.
L’incontro tra Hélène e Jean, che nel frattempo ha raggiunto la figlia in Inghilterra, sarà la scintilla che segnerà un inaspettato ritorno di fiamma tra loro due…


Con “Lo schiaffo” Claude Pinoteau ha portato sullo schermo una storia sul conflitto generazionale nella Francia della metà degli anni settanta, affrontandolo però con i toni tipici della commedia sentimentale, permettendoci al tempo stesso di riflettere sulle conseguenze che l’assenza di un’unità familiare può avere nelle vite dei figli di genitori separati.
Nel ruolo per lui inedito, ma comunque indubbiamente riuscito, di un padre burbero e allo stesso tempo estremamente premuroso nei confronti della sua unica figlia, ritroviamo un bravissimo Lino Ventura; mentre per la parte di Isabelle, Pinoteau scelse l’allora sconosciuta Isabelle Adjani che, proprio grazie alla sua interpretazione, si aggiudicò il David di Donatello e  contemporaneamente vide esplodere la propria popolarità a livello internazionale.
Una simpaticissima Annie Girardot, invece, interpreta la madre di Isabelle, il cui carattere estremamente gioviale si contrappone a quello eccessivamente serioso, e a volte perfino scorbutico, del personaggio interpretato da Ventura.
Lo scontro padri-figli è stato un tema particolarmente caro a Pinoteau, il quale, sebbene in un contesto differente, alcuni anni dopo tornò a proporlo nei due capitoli de “Il tempo delle mele”; pellicole con le quali lanciò Sophie Marceau: un’altra grande star dell’attuale cinema francese.




Titolo: Lo schiaffo ( La gifle )
Regia: Claude Pinoteau
Interpreti: Lino Ventura, Annie Girardot, Isabelle Adjani
Nazionalità: Francia
Anno: 1974

mercoledì 20 febbraio 2013

“Coco avant Chanel – L’amore prima del mito” di Anne Fontaine: l’incredibile storia di una donna con un destino a parte.


Diretto dalla regista lussemburghese Anne Fontaine, “Coco avant Chanel – L’amore prima del mito” narra l’esistenza della celebre stilista francese dagli anni della sua infanzia fino al raggiungimento dei primi successi professionali, senza ovviamente dimenticare quella che fu la più importante storia d’amore della sua vita.
Nel ruolo della protagonista ritroviamo una bravissima Audrey Tautou che, con la forza della sua recitazione, è riuscita magistralmente a far rivivere sullo schermo il mito di Coco Chanel.  
Nel 1893 Gabrielle Chanel (Audrey Tautou) e sua sorella vengono abbandonate dal padre in un orfanotrofio di Aubazine, dove per anni attenderanno inutilmente che il genitore venga a riprenderle.
Quindici anni più tardi le ritroviamo entrambe a Moulins. Durante il giorno eseguono piccoli lavori di cucito presso la bottega di un sarto, mentre la sera si esibiscono in uno squallido cabaret cantando frivole canzoni tra cui Qui qu’a vu Coco?.
Durante una delle sue esibizioni Gabrielle viene notata da Étienne Balsan (Benoît Poelvoorde), un ricco aristocratico francese che, dopo averla “ribattezzata” Coco, la introduce nel proprio mondo fatto di ozi, feste e passeggiate a cavallo.
Dimostratasi ben presto insofferente a quell’ambiente  e, al tempo stesso, desiderosa di conquistarsi un proprio spazio all’interno della società che conta, a poco a poco la donna comincia a farsi conoscere nel mondo della moda, confezionando cappelli femminili dallo stile altamente innovativo per quell’epoca.
Un ruolo determinante nel raggiungimento dei suoi primi successi professionali è giocato da Boy Capel (Alessandro Nivola), un gentleman inglese conosciuto a casa di Étienne Balsan,  che intuisce fin da subito l’incredibile talento di Coco.
Con lui vivrà un’intensa storia d’amore, che però si concluderà improvvisamente a seguito del tragico incidente stradale in cui l’uomo rimarrà coinvolto.


Con “Coco avant Chanel – L’amore prima del mito”, Anne Fontaine è riuscita a realizzare per il grande schermo un appassionato ritratto dell’indimenticata designer  francese, concentrandosi sugli anni che hanno preceduto la sua definitiva consacrazione a indiscussa icona di stile.
In effetti è interessante osservare come i tristi anni della sua infanzia  trascorsi in un orfanotrofio gestito da suore, e le sue prime esperienze come sarta in un negozio di provincia, siano stati determinanti per far maturare in lei il desiderio di prendersi una rivincita nei confronti della vita  e, soprattutto, per poterlo realizzare avvalendosi proprio del suo innato talento di stilista.
Prima di raggiungere il suo obiettivo di indipendenza in una società in cui la donna era relegata esclusivamente al ruolo o di moglie o di amante, Coco dovrà purtroppo conoscere da vicino tutta la frivolezza del mondo dell’aristocrazia e borghesia francese nel quale il suo protettore, Étienne Balsan, la introduce.
Sarà però grazie all’incontro con Boy Capel che Coco riuscirà a trovare l’ispirazione e la forza necessaria per iniziare a emergere nella società, rivoluzionando con il proprio stile innovativo il tradizionale modo di vestire delle donne, alleggerendolo soprattutto da inutili accessori.
Anne Fontaine ci regala un elegante spaccato del primo novecento francese, con un’accurata ricostruzione degli ambienti e l’incredibile raffinatezza dei costumi per i quali il film si è addirittura aggiudicato un César.
Ciò che comunque riesce indubbiamente a donare credibilità alla pellicola è l’ottima interpretazione della Tautou, grazie anche alla sua impressionante somiglianza fisica con la stilista francese; somiglianza per la quale è stata scelta dalla regista ancora prima che la sceneggiatura del film venisse realizzata.



Titolo: Coco avant Chanel – L’amore prima del mito ( Coco avant Chanel )
Regia: Anne Fontaine
Interpreti: Audrey Tautou, Benoît Poelvoorde, Alessandro Nivola, Maire Gillain
Nazionalità: Francia
Anno: 2009


sabato 9 febbraio 2013

“Non dirlo a nessuno” di Guillaume Canet: un successo internazionale per una pellicola caratterizzata da un interminabile susseguirsi di colpi di scena.


Tratto dall’omonimo best-seller di Harlan Coben, e seconda esperienza nel lungometraggio di Guillaume Canet, il talentuoso attore e regista francese, “Non dirlo a nessuno” vanta un incredibile successo a livello internazionale; e questo per merito non solo di una regia e una sceneggiatura che coinvolgono sapientemente lo spettatore, ma anche di un eccezionale cast di interpreti capitanati da un “adrenalico” François Cluzet.
Alexandre Beck (François Cluzet) è un pediatra felicemente coniugato con Margot (Marie-Josée Croze).
La sua vita viene letteralmente sconvolta a seguito del brutale omicidio della moglie, avvenuto mentre i due stavano trascorrendo alcuni giorni nella località in cui si erano conosciuti da bambini, per festeggiare il loro anniversario di matrimonio.
Otto anni più tardi, dopo il ritrovamento di due cadaveri nei pressi del luogo in cui Margot era stata assassinata, la polizia decide di riaprire il caso e Alex torna ad essere il sospettato principale.
Contemporaneamente, l’uomo riceve via e-mail un video dal quale sembrerebbe che in realtà la donna sia ancora viva.
Sarà per Alex l’inizio di una vera e propria corsa contro il tempo per riuscire a provare la propria innocenza e, soprattutto, per cercare di capire cosa sia effettivamente successo a sua moglie.


Con tre milioni di spettatori richiamati nei soli cinema francesi, “Non dirlo a nessuno” è stato candidato a nove premi César, aggiudicandosene poi solamente quattro, tra cui quello per la miglior regia e per il miglior attore a François Cluzet.
Sullo sfondo di una Parigi tutt’altro che turistica, lo spettatore è portato a immedesimarsi con il  protagonista, avendo come la sensazione di vivere in prima persona l’ampio ventaglio dei suoi stati d’animo.
In effetti è praticamente impossibile rimanere indifferenti di fronte al dramma che ha distrutto la vita di Alex; dopo otto anni, durante i quali non è ( comprensibilmente ) riuscito a superare completamente il trauma dell’omicidio della sua adorata Margot, ecco che il verificarsi di una serie di circostanze concomitanti riaccendono in lui la speranza che la donna possa essere ancora viva.
La strada per arrivare a scoprire cosa sia effettivamente accaduto otto anni prima sarà però tutta in salita per Alex; l’uomo, infatti, oltre a dover dimostrare di non essere un assassino, si ritroverà più volte a mettere in pericolo la propria esistenza.
L’amore per Margot gli permetterà a ogni modo di superare ogni ostacolo, sebbene la scoperta della verità si rivelerà alquanto dolorosa per lui.
François Cluzet è semplicemente strepitoso, con un’interpretazione che lo ha impegnato sia emotivamente che fisicamente, dal momento che non sono poche le scene in cui lo vediamo correre lungo le strade di Parigi mentre è inseguito dalla polizia.
Ad affiancarlo in una pellicola che riesce a mescolare magistralmente gli elementi caratteristici della love story con quelli del giallo e del thriller, abbiamo un cast decisamente eccellente con attori del calibro di Kristin Scott Thomas, nella parte dell’amica di Alex, del veterano André Dussollier e della sempre affascinante Nathalie Baye.
Nel film ritroviamo inoltre lo stesso Canet, che dirige se stesso in un piccolo, ma ugualmente sgradevole, ruolo.



Titolo: Non dirlo a nessuno ( Ne le dis à personne )
Regia: Guillaume Canet
Interpreti: François Cluzet, Marie-Josée Croze, Kristin Scott Thomas, André Dussollier, Nathalie Baye, Jean Rochefort, Guillaume Canet
Nazionalità: Francia, 
Anno: 2006

sabato 2 febbraio 2013

“L’innocenza del peccato” di Claude Chabrol: una torbida storia di travolgenti passioni.


Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2007, e ispirato a un caso di cronaca nera che sconvolse la New York degli inizi del novecento, con “L’innocenza del peccatoClaude Chabrol ha confezionato per il grande schermo l’ennesimo e intrigante noir borghese della sua lunga e fortunata carriera cinematografica.
Protagonista della pellicola, accanto ai bravissimi François Berléand e Benoît Magimel, ritroviamo un’incredibilmente sensuale Ludivine Sagnier nei panni della “ragazza divisa in due” a cui fa riferimento il titolo originale del film.
Gabrielle Deneige (Ludivine Sagnier) è una giovane e, soprattutto, ambiziosa conduttrice televisiva.
Charles Saint-Denis (François Berléand), invece, è un maturo scrittore di successo che, sebbene sposato, non rinuncia a corteggiare le altre donne.
La ragazza, dopo essere stata sedotta da Charles, ne diventa l’amante e viene da lui introdotta ai piaceri del sesso spregiudicato.
Quando Charles, stancatosi di Gabrielle, decide di lasciarla, lei, sebbene inizialmente titubante, accetta la corte di Paul Gaudens (Benoît Magimel), un giovane ricco e di bell’aspetto, ma psicologicamente instabile; poco dopo i due si sposano.
La gelosia di Paul nei confronti di Gabrielle, tornata ad essere oggetto del corteggiamento di Charles, lo porterà inaspettatamente a compiere un gesto estremo…


Dopo averci affascinato negli ultimi anni con pellicole del calibro di “Grazie per la cioccolata” o “Il fiore del male”, ne “L’innocenza del peccato” Chabrol tornò a prendere di mira i vizi e le contraddizioni della borghesia francese.
Protagonista assoluta di questa intensa storia di passione e morte ambientata nella provincia lionese è la giovane Gabrielle, astro nascente della tv, la cui freschezza e sensualità la rendono irresistibile agli occhi degli uomini che la circondano.
Anche Charles, maturo scrittore di successo, non si dimostra immune al suo fascino e, dopo averla sedotta, la rende partecipe delle sue perversioni, introducendola in un mondo a lei fino allora sconosciuto.
Mentre per Gabrielle questo suo rapporto con un uomo molto più anziano è animato da una passione travolgente, per Charles si tratta solamente di una delle tante relazioni extraconiugali alle quali è abituato, tanto più che non appare minimamente intenzionato a divorziare da sua moglie.
Chi, invece, sembra amare incondizionatamente Gabrielle, è Paul, la cui ricchezza potrebbe garantirle una posizione socialmente invidiabile, sebbene la ragazza non provi per lui lo stesso sentimento totalizzante che nutre invece per Charles.
Sposando Paul, Gabrielle crede erroneamente di poter uscire da quell’impasse emotivo in cui è sprofondata a seguito dell’abbandono di Charles; a ogni modo la sua sofferenza rappresenterà per lei un’occasione per intraprendere un percorso di crescita personale e, soprattutto, per comprendere tutta l’ipocrisia dell’ambiente che la circonda.
Le interpretazioni dei tre attori principali sono semplicemente impeccabili, a partire da quella di Benoît Magimel, assolutamente credibile nella parte del giovane rampollo di una famiglia benestante con un grave trauma infantile alle spalle.
La scena finale in cui Gabrielle viene segata in due da un illusionista durante uno dei suoi numeri di magia, sta proprio a simboleggiare il dilemma che drammaticamente dilania la vita della giovane donna.



Titolo: L’innocenza del peccato ( La fille coupée en deux )
Regia: Claude Chabrol
Interpreti: Ludivine Sagnier, François Berléand, Benoît Magimel
Nazionalità: Francia
Anno: 2007
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