domenica 27 ottobre 2013

“Niente da nascondere” di Michael Haneke: un thriller carico di tensione che scava in modo quasi disturbante nella psiche umana.


Georges Laurent (Daniel Auteuil) è un critico letterario televisivo che vive a Parigi insieme alla moglie Anne (Juliette Binoche) e al figlio adolescente Pierrot.
La sua vita scorre tranquilla tra casa e lavoro fino al giorno in cui riceve una videocassetta anonima sulla quale sono state registrate, in un lungo ed inspiegabile piano sequenza, le riprese dell’esterno della sua abitazione.
Poiché a quella videocassetta ne seguono ben presto delle altre, i due coniugi, seriamente preoccupati, decidono di rivolgersi alla polizia, la quale al momento si dichiara comunque impossibilitata ad intervenire.
Quando Georges comincia a ricevere insieme alle videocassette dei disegni alquanto inquietanti, inizia a sospettare che colui che da diverse settimana sta turbando la serenità della sua famiglia sia Majid (Maurice Bénichou): il figlio di due braccianti algerini che alla fine degli anni cinquanta lavoravano presso la tenuta dei suoi genitori…


Differentemente da quanto recita il titolo italiano, Georges Laurent ha molto da nascondere, o così almeno sembrerebbe, a giudicare dalla sua spiccata riluttanza ad affrontare il passato e, soprattutto, a rivelare alla moglie Anne che cosa accadde effettivamente tra lui e il suo coetaneo algerino quando quest’ultimo, rimasto orfano all’inizio degli anni sessanta, venne adottato dalla sua famiglia.
Con questo thriller, premiato per la miglior regia al 58° Festival di Cannes, Michael Haneke è riuscito a scavare con la sua caratteristica maestria, e in modo quasi disturbante, nella psiche del protagonista, rendendoci a poco a poco partecipi non solamente della sua paura di perdere quella tranquillità, anche familiare, che fino a quel momento la sua posizione sociale era riuscita a garantirgli, ma anche e soprattutto del suo pressante senso di colpa per avere fatto in modo, molti anni prima, che  Majid venisse allontanato dalla casa paterna.
Al termine della visione di “Niente da nascondere” non abbiamo assolutamente la certezza di essere riusciti a sciogliere quell’enigma che per circa due ore ci tiene saldamente incollati al video, sebbene il regista sembri volercene fornire la soluzione nella scena finale, mentre scorrono lentamente in sovraimpressione i titoli di coda.
Con la sua magistrale interpretazione, Daniel Auteuil si dimostra ancora una volta all’altezza delle più elevate aspettative, magnificamente affiancato da una particolarmente intensa Juliette Binoche.
Infine, una menzione speciale spetta alla mitica Annie Girardot, che compare in un cameo nel ruolo dell’anziana madre del protagonista.



Titolo: Niente da nascondere ( Caché )
Regia: Michael Haneke
Interpreti: Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Annie Girardot, Bernard Le Cocq
Nazionalità: Francia, Germania, Austria, Italia
Anno: 2005

sabato 19 ottobre 2013

“Come rubare un milione di dollari e vivere felici” di William Wyler: una sofisticata commedia sentimentale per la coppia glamour Hepburn-O’Toole.


Charles Bonnet (Hugh Griffith) è un rinomato collezionista d’arte; però, ad eccezione della figlia Nicole (Audrey Hepburn), nessuno sa che in realtà è lui l’autore delle famosissime opere d’arte che è solito mettere all’asta.
Quando un giorno l’uomo decide di prestare ad un museo di Parigi la Venere del Cellini ( una statuetta che in realtà è stata realizzata anni prima dal nonno di Nicole), scopre purtroppo che per ragioni assicurative quella stessa opera d’arte dovrà essere esaminata da un esperto.
A quel punto la donna, disperata, decide di rivolgersi a Simon (Peter O’Toole), un affascinate ladro che poco tempo prima si era introdotto in casa sua con l’intento di rubare uno dei quadri appartenenti alla collezione del padre, proponendogli di entrare nel museo dove la Venere è esposta e di rubarla per lei. Inizialmente riluttante, l’uomo finisce per accettare.
Insieme riusciranno a portare a segno il furto; poco dopo, però, Nicole scoprirà qual è in realtà la vera identità di  Simon…


Nel 1966, Audrey Hepburn tornò a Parigi per girare, sotto l’esperta regia di William Wyler, “Come rubare un milione di dollari e vivere felici”: una sofisticata commedia sentimentale.
Punto forte della pellicola, ancora più del divertente gioco degli equivoci ( già comunque ampiamente sfruttato dalla commedia americana ), è la storia d’amore che si sviluppa lentamente tra i due personaggi interpretati della coppia glamour  Hepburn-O’Toole.
Lei sempre frizzante e raffinata negli eleganti abiti firmati dal celeberrimo stilista francese Givenchy; lui, invece, nei panni di un ambiguo ladro gentiluomo che finisce per far capitolare ai suoi piedi la dolce, ma alquanto determinata, Nicole.
Momento clou di “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” è senza alcun dubbio la divertente scena in cui i due rimangono nascosti in un angusto ripostiglio del museo, nell’attesa di poter entrare in azione.
Ancora una volta Parigi, con la magia dei suoi monumenti e l’incredibile fascino dei suoi edifici, si rivela la location ideale per una storia in cui l’azione si combina con estrema naturalezza con gli elementi caratteristici della commedia sentimentale.





Titolo: Come rubare un milione di dollari e vivere felici ( How to steal a million )
Regia: William Wyler
Interpreti: Audrey Hepburn, Peter O’Toole, Eli Wallach, Hugh Griffith
Nazionalità: USA
Anno: 1966

giovedì 10 ottobre 2013

“Monsieur Batignole” di Gérard Jugnot: l’eroica presa di coscienza di un uomo medio.


A Parigi, nell’estate del 1942, durante l’occupazione nazista, Edmond Batignole (Gérard Jugnot) gestisce  con profitto una rosticceria, badando esclusivamente ai  propri interessi commerciali.
Dopo che i Bernstein, una famiglia di ebrei che vive nel suo stesso stabile, vengono arrestati dalla polizia collaborazionista francese, a Edmond viene assegnato il loro lussuoso appartamento, grazie soprattutto all’intervento di Pierre-Jean (Jean-Paul Rouve), un filo-nazista, nonché suo futuro genero.
Una sera, mentre Edmond sta festeggiando l’ingresso nella nuova casa insieme alla propria famiglia e ad alcuni ufficiali tedeschi,  gli si presenta alla porta Simon, uno dei due figli del dottor Bernstein, riuscito miracolosamente a sfuggire alla deportazione.
Dopo alcune remore iniziali, l’uomo inizia a provare pietà per quel bambino, e alla fine decide di aiutare lui e le sue due cugine a raggiungere la Svizzera, riuscendo così a metterli in salvo…


La pellicola diretta e interpretata da Gérard Jugnot si inserisce nel filone di quelle che mirano a fare autocritica sul comportamento della popolazione francese nei confronti di quella ebrea  durante il periodo dell’occupazione tedesca in Francia.
Diversamente da film come “La chiave di Sara” e “Vento di Primavera”, che trattano entrambi con tono decisamente drammatico la tragedia dell’Olocausto, in “Monsieur Batignole” Jugnot è riuscito a rendere meno cupi i ricordi legati al triste evento del rastrellamento del Velodromo d’Inverno, avvenuto a Parigi nell’estate del 1942, ricorrendo alla commedia, come già sperimentato da Roberto Benigni ne “La vita è bella”, sebbene si rida a denti stretti.
Edmond è essenzialmente la rappresentazione dell’uomo medio, il cui unico obiettivo nella vita è accumulare denaro, senza preoccuparsi minimamente degli altri; quando però riesce finalmente a prendere coscienza di ciò che sta accadendo intorno a lui, ecco che, anche a rischio di perdere la propria vita e il proprio status sociale, decide di impegnarsi affinché tre minori riescano a sfuggire agli orrori dei campi di sterminio.
In Francia “Monsieur Batignole” ha ottenuto un enorme successo sia di critica che di pubblico,  grazie anche ad una ricostruzione estremamente accurata della Parigi dell’epoca, ma soprattutto alla lodevole interpretazione di Jugnot, il cui personaggio riesce a poco a poco ad entrare nel cuore dello spettatore, commosso dalla sua eroica, sebbene tardiva, presa di posizione.



Titolo: Monsieur Batignole ( Monsieur Batignole )
Regia: Gérard Jugnot
Interpreti: Gérard Jugnot, Michèle Garcia, Jules Sitruk, Jean-Paul Rouve
Nazionalità: Francia
Anno: 2002

mercoledì 2 ottobre 2013

“Baby love” di Vincent Garenq: un uomo e il suo irrinunciabile desiderio di paternità.


Emmanuel (Lambert Wilson) e Philippe (Pascal Elbé) vivono felicemente la loro relazione di coppia; questo fino a quando Emmanuel, di professione pediatra, non manifesta al partner il proprio desiderio di adottare un bambino.
La radicata resistenza di quest’ultimo ad assecondare la richiesta del compagno, in quanto ben consapevole delle enormi difficoltà a cui andrebbero inevitabilmente incontro, manda improvvisamente in crisi il loro rapporto; e così i due si lasciano.
Da parte sua il pediatra, più che mai determinato a non rinunciare al suo desiderio di paternità, decide comunque di andare avanti da solo con l‘idea dell’adozione, tentando di nascondere la propria omosessualità all’assistente sociale che sta seguendo la sua pratica; ma purtroppo invano.
Quando Emmanuel sembra aver perduto ogni speranza, ecco che l’incontro con Finà (Pilar López de Ayala), una ragazza argentina senza permesso di soggiorno, sembra invece riservargli un’altra  chance.
Al fine di permetterle di sistemarsi regolarmente in Francia, Emmanuel si offre di sposarla; in cambio sarà lei a dargli un figlio; le cose, però, non si riveleranno così semplici come da lui inizialmente prospettato…


Al suo primo lungometraggio per il grande schermo, nel 2008 il regista Vincent Garenq affrontò con estremo garbo e sensibilità una tematica alquanto delicata come quella dell’adozione da parte di coppie omosessuali, quando questo in Francia non era ancora possibile.
Per fare ciò si avvalse di una sceneggiatura che tratteggia con sufficiente realismo le varie problematiche che Emmanuel e Philippe devono affrontare, non solo nei rapporti con la società che li circonda, ma anche e soprattutto all’interno della loro coppia.
Infatti, mentre Philippe si dimostra immediatamente scettico nei confronti della proposta fattagli dal partner, quest’ultimo, al contrario, per raggiungere l’obiettivo che si è prefissato, arriva perfino a organizzare un matrimonio di convenienza con una giovane immigrata argentina.
Però, sebbene Emmanuel crede di aver pianificato tutto nei minimi dettagli, non ha purtroppo tenuto conto delle dinamiche che possono venire a svilupparsi nel suo rapporto con Finà.
La pellicola di Garenq è indubbiamente caratterizzata da un buon ritmo, e non ha solamente il pregio di far sorridere, ma anche di far riflettere sulle innumerevoli peripezie che un omosessuale è disposto ad affrontare pur di non rinunciare definitivamente al suo desiderio di diventare padre.
In “Baby love”, Lambert Wilson dà l’ennesima prova delle sue indiscutibili doti interpretative,  in quanto riesce bene a trasmettere allo spettatore lo stato d’animo estremamente tormentato di Emmanuel; il quale, durante l’intera pellicola, alterna momenti di gioia e di vivida speranza ad altri di tristezza e di estrema delusione.
Al suo fianco troviamo il bravo Pascal Elbé, recentemente apprezzato anche in “Ciliegine”, prima regia della nostra Laura Morante, e l’attrice spagnola Pilar López de Ayala nei panni della dolce Finà.



Titolo: Baby love ( Comme les autres )
Regia: Vincent Garenq
Interpreti: Lambert Wilson, Pilar López de Ayala, Pascal Elbé, Anne Brochet
Nazionalità: Francia
Anno: 2008


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