mercoledì 30 dicembre 2015

“Barbecue” di Eric Lavaine: una caustica riflessione sull’inesorabile scorrere del tempo e sul reale valore dell’amicizia.


E’ indubbiamente una vita di successo, quella che con gli anni Antoine ( Lambert Wilson ) è riuscito a costruirsi; in effetti ha una bella moglie ( alla quale però non sempre è fedele ), un figlio, un’ottima professione e, soprattutto, un affiatato gruppo di amici.
Grande appassionato di sport, nonostante abbia sempre seguito una stile di vita alquanto salutare, alla soglia dei 50 anni l’uomo viene colpito da infarto, dal quale riesce però fortunatamente a riprendersi.
A seguito di quell’evento, pensa quindi di rivoluzionare completamente la propria esistenza, concedendosi quei piaceri ( soprattutto a tavola ) che fino ad allora si era rigorosamente negato.
Inoltre, nel tentativo di mettere in pratica i suoi nuovi propositi, decide di iniziare a farlo proprio durante il periodo di vacanza che sta per trascorrere insieme ai suoi amici nel sud della Francia; le sue nuove idee, però, rischieranno di guastare irrimediabilmente il loro ormai consolidato rapporto…


Rifacendosi al genere della commedia corale, che tanto successo ha avuto anche in Francia in tempi recenti – basti ricordare il campione di incassi “Piccole bugie tra amici” diretto dal talentuoso Guillaume Canet – Eric Lavaine ha realizzato una gradevole pellicola, che si risolve in una caustica riflessione sull’inesorabile scorrere del tempo e sul reale valore dell’amicizia.
Girato tra Lione e gli scenari mozzafiato delle montagne del Cévennes, “Barbecue” mette in scena la crisi che un uomo di mezz’età si ritrova ad affrontare, e che finisce inevitabilmente per coinvolgere anche i suoi amici storici i quali, nel bene e nel male, sebbene per motivi differenti, vedono in lui un importante punto di riferimento.
Ad affiancare un Lambert Wilson particolarmente brillante e decisamente a suo agio nel ruolo del carismatico Antoine, troviamo il simpatico Guillaume De Tonquedec – già molto apprezzato anche dal pubblico italiano nella commedia “Cena tra amici” – e il sempre divertente Franck Dubosc.
Il barbecue a cui fa riferimento il titolo del film, non è altro che il pretesto che questo variegato gruppo di persone, appartenenti per la maggior parte all’alta borghesia francese, ha di ritrovarsi intorno a un tavolo, non solo per scherzare o trattare argomenti seri, bensì anche per affrontarsi in modo alquanto feroce, finendo poi comunque per fare la pace, come solamente i veri amici sanno fare.


Titolo: Barbecue ( Barbecue )
Regia: Eric Lavaine
Interpreti: Lambert Wilson, Franck Dubosc, Florence Foresti, Guillaume De Tonquedec
Nazionalità: Francia
Anno: 2014


sabato 12 dicembre 2015

“Trivial – Scomparsa a Deauville” di Sophie Marceau: un thriller che per atmosfere e struttura narrativa rimanda con la mente alle indimenticabili pellicole di Alfred Hitchcock.


L’agente di polizia Jacques Renard ( Christopher Lambert ) non si è ancora ripreso dalla prematura scomparsa della moglie.
Un giorno, nella sua auto, trova ad attenderlo una donna ( Sophie Marceau ) che  sembra uscita dal passato, e che lo esorta a recarsi presso la camera 401 dell’Hotel Normandie, a Deauville; sebbene inizialmente riluttante, l’uomo acconsente a fare quanto gli è stato richiesto.
Giunto sul posto, viene a sapere che il suo dipartimento sta indagando sulla scomparsa del proprietario dell’albergo – il signor Bérangère ( Robert Hossein ) – avvenuta solamente 48 ore prima.
Intrufolatosi comunque nella camera 401, scopre che la stanza è stata adibita dal signor Bérangère ad una sorta di museo in onore di Victoria Benutti, un’affascinante attrice del passato, morta in circostanze misteriose alla fine degli anni sessanta, con la quale l’uomo aveva avuto una relazione e un figlio – Camille ( Nicolas Briançon ) – che adesso ha assunto la gestione dell’hotel.
Contravvenendo agli ordini impostigli dai suoi superiori, che non lo ritengono ancora idoneo a tornare in servizio, Jacques inizia la sua indagine personale; in un crescendo di colpi di scena, riuscirà così a fare finalmente luce sull’inquietante mistero che da ormai troppo tempo avvolge le vite dei singoli componenti della famiglia Bérangère…


Alla sua terza esperienza dietro la macchina da presa, con “Trivial – Scomparsa a Deauville”, Sophie Marceau ha realizzato un intrigante thriller dal ritmo decisamente incalzante, che per atmosfere e struttura narrativa rimanda con la mente alle indimenticabili pellicole del maestro della suspense Alfred Hitchcock.
Le spiagge ventose e le suggestive scogliere del nord della Francia fanno da sfondo ad una storia sospesa tra passato e presente, il cui enigma viene sapientemente alimentato da un continuo gioco di specchi realizzato tramite l’utilizzo di eleganti flashback.
A tenere alta la tensione della vicenda contribuisce poi un Christopher  Lambert semplicemente perfetto nella parte del tormentato e adrenalinico poliziotto Jacques, magnificamente supportato dalla sempre incantevole, nonché bravissima, Sophie Marceau.
Indiscutibilmente, il personaggio da lei interpretato trasuda fascino e mistero in abbondanza; ma soprattutto, fin dalle prime scene intriga inesorabilmente lo spettatore.


Titolo: Trivial - Scomparsa a Deauville ( La disparue de Deauville )
Regia: Sophie Marceau
Interpreti: Sophie Marceau, Christopher Lambert, Nicolas Briançon, Robert Hossein
Nazionalità: Francia
Anno: 2007


sabato 28 novembre 2015

“A testa alta” di Emmanuelle Bercot: il disperato e commovente racconto di un’adolescenza difficile, grandiosamente sostenuto da uno straordinario cast di interpreti.


Malony ( Rod Paradot ) ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza entrando ed uscendo da istituti minorili; nel frattempo, ha comunque continuato a intrattenere un rapporto, sebbene alquanto conflittuale, con la madre Séverine ( Sara Forestier ), da sempre incapace di prendersi realmente cura dei propri figli.
Nel corso degli anni, Malony si è così ritrovato spesso di fronte alla giudice per i minori Florence Blaque ( Catherine Deneuve ), la quale di volta in volta ha dovuto decidere ciò che fosse meglio per lui.
Giunta al limite dell’esasperazione, e dovendo scegliere l’ennesimo educatore a cui affidare il ragazzo, la donna decide di assegnarlo a Yann ( Benoît Magimel ); essendo al corrente che anche quest’ultimo ha avuto un’infanzia difficile, spera infatti che almeno lui sappia come gestire le intemperanze di Malony.
Sfortunatamente, però, il giovane sembra rifiutare categoricamente qualunque tipo di aiuto gli venga offerto, rivelandosi insensibile anche all’affetto dimostratogli da Tess ( Diane Rouxel ) - l’introversa figlia di un’insegnante di uno degli istituti che lo hanno accolto - e precludendosi così ogni forma di salvezza.
Questo, però, fino a quando non accadrà qualcosa che lo porterà finalmente ad assumersi le proprie responsabilità, sebbene decisamente più grandi di lui…


Scelto come film di apertura del Festival di Cannes 2015, “A testa alta” è il disperato e commovente racconto di un’adolescenza difficile, grandiosamente sostenuto da uno straordinario cast di interpreti.
Protagonista della vicenda è il tormentato Malony, cresciuto purtroppo senza la figura di un padre con il quale rapportarsi, e con la vacillante presenza di una madre non sufficientemente responsabile per poter ricoprire il proprio ruolo di genitrice.
La diretta conseguenza di tutto ciò è un incontenibile sentimento di rabbia di cui il giovane sembra costantemente nutrirsi e che, oltre a spingerlo al compimento di atti che spesso travalicano il limite della legalità, sembra renderlo incapace di riconoscere chi realmente si interessa a lui.
L’interpretazione del giovanissimo Rod Paradot  è semplicemente straordinaria; ad affiancarlo ritroviamo, sempre con immenso piacere, una Catherine Deneuve quanto mai intensa, e un particolarmente toccante Benoît Magimel.
Nonostante la profonda disperazione che caratterizza il percorso formativo del tormentato protagonista nel corso di quasi dodici anni della sua esistenza, Emmanuelle Bercot vuole comunque lanciare un importante messaggio di speranza, nella consapevolezza che, anche contando sull’aiuto degli altri, esiste sempre una possibilità per redimersi e cambiare il proprio percorso di vita; e, fortunatamente per lui, questo è proprio ciò che accade  a Malony, che nella scena finale del film vediamo uscire “a testa alta” dal tribunale dei minori, all’apparenza decisamente più sereno e profondamente cambiato non solo negli atteggiamenti, ma anche e soprattutto nel cuore.   


Titolo: A testa alta ( La tête haute )
Regia: Emmanuelle Bercot
Interpreti: Catherine Deneuve, Benoît Magimel, Rod Paradot, Sara Forestier
Nazionalità: Francia
Anno: 2015


lunedì 16 novembre 2015

“Tutti pazzi in casa mia” di Patrice Leconte: una sottile e piacevole satira nei confronti dell’attuale borghesia francese.


Michel Leproux ( Christian Clavier ) è un affermato odontoiatra che vive insieme alla moglie Nathalie ( Carole  Bouquet ) in un lussuoso appartamento situato nel centro di Parigi.
Un sabato mattina, mentre sta curiosando tra le bancarelle di un mercatino delle pulci, con sua grande sorpresa Michel trova “Me, Myself and Idi Neil Youart: un vecchio 33 giri di musica jazz di cui era da tempo alla ricerca.
Alquanto elettrizzato per il suo fortunato acquisto, rientra immediatamente a casa con l’intenzione di dedicarsi subito al suo ascolto; purtroppo per lui, però, ciò si rivelerà  un’impresa tutt’altro che semplice.
Infatti, subito dopo aver acceso il giradischi, a turno, l’uomo verrà disturbato: dalla moglie, che freme per fargli una rivelazione sconvolgente; da una coppia di operai portoghesi, impegnati nei lavori di ristrutturazione di una stanza ma che finiscono per allagargli l’appartamento; da suo figlio, oramai trentenne ma non ancora economicamente indipendente; dalla sua amante – Elsa ( Valérie Bonneton ) - che, tormentata dal rimorso, vuol confessare a Nathalie ( di cui è amica ) la sua relazione con Michel; e infine, da un invadente vicino di casa che tenta con ogni mezzo di coinvolgerlo nella festa di condominio di cui è lo zelante organizzatore.
Così, l’ora di tranquillità che aveva erroneamente creduto di potersi ritagliare, in realtà si rivela un’ora di inferno.
Nonostante l’incredibile caos di persone che gravitano intorno a lui, riuscirà Michel  ad ascoltare finalmente il suo tanto agognato disco di musica jazz?


Adattando la pièce di Florian Zeller “Une heure de tranquillité” ( interpretata sul palco da Fabrice Luchini ), Patrice Leconte ha realizzato per il grande schermo una commedia alquanto piacevole: una sottile satira nei confronti dell’attuale borghesia, che per ritmo e registro narrativo rimanda con la mente alle vecchie farse del teatro francese.
La vicenda di “Tutti pazzi in casa mia” si sviluppa in meno di novanta minuti, durante i quali un uomo di mezza età vede stravolgersi completamente la propria esistenza, dopo essere stato coinvolto, suo malgrado, in un frenetico susseguirsi di situazioni al limite del paradossale.
Per il ruolo del protagonista - il benestante ed egocentrico Michel - il regista si è avvalso del bravo e simpatico Christian Clavier, già recentemente apprezzato anche dal pubblico italiano nel multietnico “Non sposate le mie figlie”; mentre, ad affiancarlo, troviamo un variopinto cast di interpreti, tra i quali spiccano la sempre affascinante Carole Bouquet, nonché l’almodovariana Rossy De Palma.


Titolo: Tutti pazzi in casa mia ( Une heure de tranquillité )
Regia: Patrice Leconte
Interpreti: Christian Clavier, Carole Bouquet, Valérie Bonneton, Rossy De Palma
Nazionalità: Francia
Anno: 2015


domenica 1 novembre 2015

“La legge del mercato” di Stéphane Brizé: un intenso e incisivo film di denuncia sulle regole che presiedono il difficile e spietato mondo del lavoro.


Thierry ( Vincent Lindon ) è un cinquantenne con una moglie e un figlio disabile a carico che, a seguito della perdita del precedente impiego, è ancora alla ricerca di una nuova occupazione.
Dopo aver frequentato diversi corsi di formazione, e aver presenziato a nuovi colloqui di lavoro, viene finalmente assunto in un supermercato come addetto alla prevenzione dei furti.
Grazie al suo nuovo lavoro può ricominciare a fare progetti per il futuro, per lui e la sua famiglia, riappropriandosi così di quella dignità di cui la disoccupazione sembrava averlo per sempre privato. 
Quando però, a seguito dei controlli che è tenuto ad eseguire anche sul personale del supermercato, si verificano degli episodi alquanto incresciosi, Thierry inizia inevitabilmente a chiedersi fino a che punto sia giusto svolgere lealmente le proprie mansioni, pur di far rispettare la legge…


Avvalendosi di un cast composto per la maggior parte da attori non professionisti, Stéphane Brizé ha realizzato un intenso e incisivo film di denuncia.
La legge del mercato” è in effetti un impietoso ritratto della società moderna e, in particolar modo, delle difficoltà che quotidianamente ognuno di noi incontra nel tentativo di conservare la propria occupazione, se non addirittura nella disperata ricerca di una nuova.
Vincent Lindon ci regala una magistrale prova di recitazione - per la quale è stato anche premiato con la Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes - con l’interpretazione di Thierry: un uomo che, non essendo più giovane, è ben consapevole di tutte le difficoltà che comporta un suo nuovo inserimento nel mondo del lavoro; un uomo che, per poter continuare a svolgere diligentemente il proprio ruolo di padre di famiglia, è costretto suo malgrado a mettere momentaneamente da parte la propria dignità, pur di tornare a lavorare.
Ma c’è un livello sotto il quale anche la dignità di Thierry non può scendere; ed è qui che si innesca il triste dilemma su cui si focalizza il significato dell’intera pellicola, il cui titolo fa inesorabilmente riferimento alle regole che, oggi più che mai, presiedono il difficile e spietato mercato del lavoro.


Titolo: La legge del mercato ( La loi du marché )
Regia: Stéphane Brizé
Interpreti: Vincent Lindon, Karine de Mirbeck, Matthieu Schaller
Nazionalità: Francia
Anno: 2015


lunedì 19 ottobre 2015

“Nathalie…” di Anne Fontaine: il singolare rapporto tra due donne, in cui la rivalità si mescola morbosamente con la complicità.


Catherine ( Fanny Ardant ) e Bernard ( Gérard Depardieu ) sono una coppia borghese di mezz’età, la cui vita all’apparenza scorre tranquilla tra il lavoro e la famiglia.
Un giorno, per caso, Catherine scopre che Bernard l’ha tradita con un’altra donna; rimastane sconvolta, decide di metterlo alla prova controllandone i movimenti.
Per farlo, assolda quindi la conturbante Marlène ( Emmanuelle Béart ) - una spogliarellista - affinché, sotto il falso nome di Nathalie, tenti di sedurre suo marito, e le riferisca poi ogni suo comportamento.
Con il passare del tempo tra le due donne si sviluppa uno singolare rapporto, in cui la rivalità si mescola morbosamente con la complicità; questo fino al momento in cui, inaspettatamente, non accade qualcosa che permetterà a Catherine di riconciliarsi con Bernard…  


Il veterano Gérard Dépardieu e la sempre meravigliosa Fanny Ardant  ( ancora una volta insieme dopo la loro indimenticabile partecipazione ne La signora della porta accanto di François Truffaut ) formano insieme alla bellissima e bravissima Emmanuelle Béart lo straordinario cast di interpreti di cui si è avvalsa Anne Fontaine per “Nathalie…”.
Sebbene al centro della vicenda troviamo un particolare ménage à trois, la regista ha preferito concentrarsi sulle dinamiche del tutto imprevedibili che si sviluppano tra le due donne, interpretate da due attrici appartenenti a due diverse ( e fantastiche ) generazioni del cinema francese.
Catherine, in effetti, appare affascinata e al tempo stesso disgustata dalle azioni di Marlène / Nathalie; e, nonostante venga puntualmente informata da quest’ultima dei singoli comportamenti del marito ( con una dovizia di particolari che lascia poco o nulla all’immaginazione ), sembra più che mai determinata a perseguire nel suo intento di controllarne la vita sessuale fuori dalle mura domestiche.
Il registro narrativo di “Nathalie…” si contraddistingue per un alone di mistero quasi impalpabile che riesce come ad ipnotizzare lo spettatore durante la visione, accompagnandolo fino ad un inaspettato e spiazzante colpo di scena finale, a ulteriore dimostrazione che molto spesso le apparenze ingannano.


Titolo: Nathalie… ( Nathalie… )
Regia: Anne Fontaine
Interpreti: Gérard Depardieu, Fanny Ardant, Emmanuelle Béart
Nazionalità: Francia
Anno: 2003


lunedì 28 settembre 2015

“Le vacanze del piccolo Nicolas” di Laurent Tirard: uno sguardo nostalgico sugli anni ormai lontani della nostra infanzia.


Francia anni 60. La scuola è finita, e il piccolo Nicolas ( Mathéo Boisselier ) può finalmente partire insieme ai suoi genitori ( Kad Merad e Valérie Lemercier ), e alla nonna materna ( Dominique Lavanant ), per un meritato periodo di vacanza al mare.
Giunto sul posto, riesce rapidamente a fare amicizia con gli altri bambini che incontra sulla spiaggia e, in particolar modo, con Isabelle, figlia di un ex-compagno di scuola di suo padre.
Sebbene Nicolas abbia già una “fidanzatina” a Parigi, la bionda e boccolosa Maria Edvige, ben presto, però, si  invaghisce della graziosa Isabelle.
Per lui e i suoi nuovi amici, questo segnerà l’inizio di tutta una serie di divertenti peripezie e di interminabili equivoci, che inevitabilmente finirà per coinvolgere anche il mondo degli adulti…


Dopo l’incredibile successo de “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” – campione di incassi in Francia della stagione 2009 - Laurent Tirard porta nuovamente sullo schermo il celeberrimo personaggio nato dalla creatività dell’accoppiata René Goscinny-Jean-Jacques Sempé.
Questa volta il simpatico ragazzino dal gilet rosso abbandona momentaneamente i suoi amati compagni di scuola per trasferirsi insieme alla sua famiglia in una località di villeggiatura situata sulla costa francese; e anche qui, grazie alla sua fervida immaginazione e alla sua incredibile vivacità, non potrà fare a meno di ritrovarsi coinvolto in nuove e spassose avventure.
Diversamente da quanto era accaduto con la precedente pellicola, ne “Le vacanze del piccolo Nicolas” il regista non si è limitato alla narrazione degli eventi secondo il punto di vista dei bambini, bensì ha esteso il suo raggio di azione a ciò che accade anche nella mente degli adulti; e in particolare modo della mamma e del papà di Nicolas, interpretati ancora una volta dai divertentissimi Valérie Lemercier e Kad Merad.
Nei panni di un produttore cinematografico italiano, più che mai determinato a sedurre la mamma del piccolo Nicolas, ritroviamo poi il “nostro” grande Luca Zingaretti.
Una menzione speciale spetta infine alla colorata fotografia in stile vintage che  caratterizza l’opera di Tirard, e che, insieme ad un’azzeccata colonna sonora, anche questa volta è riuscita a ricreare alla perfezione le atmosfere di una Francia d’antan, suscitando al tempo stesso nello spettatore una profonda nostalgia per gli ormai lontani anni della sua infanzia.


Titolo: Le vacanze del piccolo Nicolas ( Les vacances du petit Nicolas )
Regia: Laurent Tirard
Interpreti: Valérie Lemercier, Kad Merad, Dominique Lavanant, Luca Zingaretti, Mathéo Boisselier
Nazionalità: Francia
Anno: 2014


lunedì 14 settembre 2015

“Love is in the air” di Alexandre Castagnetti: le inevitabili turbolenze dell’amore.


La romantica Julie ( Ludivine Sagnier ) è una giovane donna che sta tentando di affermarsi come scultrice nel mondo dell’arte.
Antoine ( Nicolas Bedos ), di professione avvocato, è invece un seduttore incallito, le cui relazioni sentimentali solitamente non durano più di un paio di settimane.
Caratterialmente così agli antipodi tra loro, in passato i due hanno avuto una tormentata storia d’amore, conclusasi poi per volere di Julie, costantemente insicura della fedeltà di Antoine.
Dopo aver trascorso un periodo di tempo a New York, entrambi stanno ora rientrando a Parigi e, per uno strano scherzo del destino, si ritrovano a viaggiare sullo stesso aereo seduti l’uno accanto all’altra.
Mentre Julie, che sta per sposarsi con un uomo con il quale sembra aver finalmente trovato la tranquillità, tenta con ogni mezzo di evitare Antoine, quest’ultimo approfitta invece di quell’incontro del tutto inaspettato per cercare di chiarire lo sfortunato equivoco che, tre anni prima, aveva portato alla loro definitiva rottura.
Saranno sufficienti sei lunghe ore di volo per dimostrarle i suoi veri sentimenti e, soprattutto, per riuscire a riconquistarla?


Alexandre Castagnetti - attore, regista e sceneggiatore di origine italiana – porta sullo schermo una divertente commedia incentrata sulle inevitabili turbolenze dell’amore, che si contraddistingue per la particolarità del suo registro narrativo.
In effetti, grazie ad una serie di lunghi flashback, che si alternano sapientemente agli spassosi battibecchi tra i due ex, mentre si trovano nella business class di un aereo che da New York li sta riconducendo nella “loro” Parigi, lo spettatore a poco a poco viene a conoscenza di tutti i dettagli della loro travagliata relazione sentimentale, alla quale ha fatto da sfondo una Ville Lumière decisamente patinata, con i suoi eleganti ristoranti, le sue sofisticate gallerie d’arte e, ovviamente, la sua insostituibile Tour Eiffel.
Le vivaci interpretazioni di Ludivine Sagnier e di Nicolas Bedos, insieme all’effervescenza dei loro dialoghi, fanno di “Love is in the air” una gradevolissima pellicola di produzione francese, ma che per tipicità di struttura e situazioni strizza inconfondibilmente l’occhio alle commedie sentimentali americane degli anni novanta.


Titolo: Love is in the air ( Amour & turbulences )
Regia: Alexandre Castagnetti
Interpreti: Ludivine Sagnier, Nicolas Bedos, Jonathan Cohen, Brigitte Catillon
Nazionalità: Francia
Anno: 2013


lunedì 31 agosto 2015

“La signora della porta accanto” di François Truffaut: una passionale e travolgente storia di amour fou.


La vita di Bernard ( Gérard Depardieu ) scorre tranquilla nella periferia di Grenoble, dove vive insieme alla moglie Arlette ( Michèle Baumgartner ) e al figlio Thomas.
Un giorno, nella casa di fronte alla loro si trasferisce una coppia di coniugi: il maturo Philippe ( Henri Garcin ) e la bella Mathilde ( Fanny Ardant ).
In tutto questo non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che Bernard e Mathilde otto anni prima avevano avuto una turbolenta storia d’amore, conclusasi per entrambi tutt’altro che felicemente.
Di fronte ai loro rispettivi coniugi, i due fanno ovviamente finta di non conoscersi; però, Mathilde, nel disperato tentativo di riallacciare la  loro relazione, non perde occasione per avvicinare Bernard; da parte sua quest’ultimo, sebbene cerchi con ogni scusa di tenersi lontano da lei, finisce nuovamente, e inevitabilmente, per rimanere soggiogato dal fascino della donna.
I due iniziano così ad incontrarsi in segreto in un albergo di Grenoble; ben presto, però, la loro storia diviene di dominio pubblico.
A quel punto, mentre Bernard, nel tentativo di salvare in extremis il suo matrimonio, decide di interrompere immediatamente la sua relazione con Mathilde, quest’ultima va invece incontro a un forte esaurimento nervoso; per lei, sarà l’inizio di una lenta ed inesorabile discesa agli inferi, il cui epilogo si rivelerà per entrambi alquanto tragico…


Penultima pellicola della sua fortunata carriera cinematografica, con “La signora della porta accanto” il regista francese ci presenta una passionale e travolgente storia di amour fou, magistralmente interpretata dalla coppia Ardant - Dépardieu.
I due attori francesi si rivelano infatti perfettamente calati nella parte degli “amanti maledetti”, al centro di una relazione che si dipana in un continuo susseguirsi di allontanamenti e riavvicinamenti e che, per questo motivo, impedisce ad entrambi di vivere serenamente il loro amore.
I due, infatti, sembrano non raggiungere mai un punto fermo nella loro relazione, e anche quando, loro malgrado, finalmente ci riescono, il loro triste destino sarà per sempre “né con te, né senza di te”, giusto per citare le strazianti parole della signora Odile: uno dei tanti personaggi che nella vicenda ruotano intorno a Mathilde e Bernard, e a cui François Truffaut assegna anche l’importante ruolo di voce fuori campo nella narrazione della loro travagliata storia d’amore.


Titolo: La signora della porta accanto ( La femme d’à côté )
Regia: François Truffaut
Interpreti: Gérard Depardieu, Fanny Ardant, Henri Garcin, Véronique Silver
Nazionalità: Francia
Anno: 1981


mercoledì 12 agosto 2015

“E’ arrivato nostro figlio” di Valérie Lemercier: un’amara riflessione sul desiderio di diventare genitori a tutti i costi.


Apparentemente, l’esistenza di Aleksandra ( Valérie Lemercier ), intransigente capo redattrice di una rivista di moda, sembra essere praticamente perfetta.
Ha infatti un ottimo lavoro, un marito - Cyrille ( Gilles Lellouche ) - proprietario di una galleria d’arte, un bell’appartamento a Parigi, e… perfino un amante!
In realtà, la mancanza di un figlio le impedisce   di poter affermare di avere avuto veramente tutto dalla vita; per questo motivo, i due coniugi decidono di avviare le pratiche per l’adozione internazionale di un bambino.
Grazie anche alle loro non indifferenti disponibilità economiche, la richiesta di Aleksandra e Cyrille viene approvata in tempi relativamente brevi, e così, dopo poco tempo, i due si preparano ad accogliere nella loro casa Aleksei: un bambino di sette anni proveniente dalla Russia.
All’aeroporto, però, l’incontro con il piccolo si rivela una grande delusione per la donna; e questo sarà per lei solo l’inizio di una serie di tragicomiche peripezie che ben presto la porteranno a rimettere seriamente in discussione il suo desiderio di diventare mamma…


Interprete di grande talento, molto apprezzata in Francia, con “E’ arrivato nostro figlio” Valérie Lemercier si cimenta per la quarta volta dietro la macchina da presa, dirigendo se stessa in una gradevole commedia dai chiari risvolti sociali.
Prendendo infatti spunto dalla storia realmente accaduta di una donna americana che, dopo aver ricevuto in adozione un minore proveniente dall’estero, lo ha poi rimandato nel suo paese con una semplice lettera di scuse, l’attrice nonché regista  francese sviluppa, anche se in tono ironico, un’amara riflessione sul desiderio di diventare genitori a tutti i costi.
Fin da subito, infatti, appare evidente che la frivola Aleksandra, la cui esistenza è votata esclusivamente all’immagine, tratta il piccolo Aleksei alla stessa stregua di un “mero accessorio”, da scegliere semplicemente sulla base del colore dei capelli, senza minimamente preoccuparsi delle sue difficoltà di inserimento in un contesto sociale diverso da quello da cui proviene.
Fortunatamente, “E’ arrivato nostro figlio” ha però un epilogo decisamente più felice rispetto a quanto è accaduto nella realtà e, al tempo stesso, richiama l’attenzione dello spettatore sull’importanza della famiglia come istituzione basilare nel processo educativo di ogni bambino.
Ad affiancare Valérie Lemercier troviamo il bravo Gilles Lellouche, il cui personaggio, sebbene fin dalle prime scene ci appaia relegato ad un ruolo di subalterno dall’ingombrante presenza della moglie, con lo sviluppo della vicenda riesce invece a brillare in tutta la sua forza e simpatia.  


Titolo: E’ arrivato nostro figlio ( 100% cachemire )
Regia: Valérie Lemercier
Interpreti: Valérie Lemercier, Gilles Lellouche, Marina Foïs
Nazionalità: Francia
Anno: 2013


domenica 26 luglio 2015

“Tutto sua madre” di Guillaume Gallienne: la tragicomica ricerca della propria identità sessuale.



Appartenente ad una famiglia della ricca borghesia francese, Guillaume ( Guillaume Gallienne ) nutre fin da piccolo un amore spropositato nei confronti della propria madre.
Questo lo porta ben presto a tentare di imitarne ogni gesto, con la conseguenza che Guillaume viene trattato in tutto e per tutto dai suoi genitori come una ragazza.
Per questo motivo gli viene destinata un’educazione diversa da quella riservata ai suoi due fratelli che, decisamente più sportivi e virili di lui, riescono invece a soddisfare le aspettative del padre.
Mandato a studiare in un college inglese, Guillaume si innamora, sebbene non ricambiato, di un compagno di studi; questo finirà per minare ulteriormente la sua già fragile personalità, costringendolo a cercare l’aiuto di uno psicanalista.
Passato attraverso una serie di tragicomiche peripezie, è solamente dopo aver conosciuto Amandine che Guillaume potrà finalmente affermare di aver trovato anche lui la sua strada nella vita…



Tutto sua madre” è la trasposizione cinematografica della fortunata, nonché autobiografica, pièce teatrale di Guillaume Gallienne.
Alla sua prima esperienza dietro la macchina da presal'eclettico membro della Comédie Française narra infatti le vicende della lunga e difficile ricerca della propria identità sessuale; ricerca che, sebbene gli abbia  causato non poche sofferenze fin dagli anni dell’adolescenza, si è comunque felicemente conclusa per lui.
Alcuni dei momenti più significativi della sua esistenza ( prima di aver conosciuto colei che poi è divenuta anche la madre di suo figlio ) vengono narrati in tono tragicomico, delineando chiaramente l’effettiva posizione del giovane Guillaume all’interno e all’esterno della propria famiglia, tra l’altro ben riassunta dal titolo originale della pellicola: “I ragazzi e Guillaume, a tavola!”
Ritrovandosi a rivestire sia la parte di se stesso sia della propria madre, Guillaume Gallienne si riconferma indubbiamente un interprete di straordinaria capacità, nonché di elevata sensibilità artistica.


Titolo: Tutto sua madre ( Les garçons et Guillauime, à table! )
Regia: Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Diane Kruger
Interpreti: Guillaume Gallienne
Nazionalità: Francia, Belgio
Anno: 2013






mercoledì 1 luglio 2015

“I senza nome” di Jean-Pierre Melville: il tragico destino di tre uomini, costantemente in bilico tra bisogno di redenzione e desiderio di riscatto.



Mentre si trova in prigione, dove sta scontando una pena di cinque anni, Corey ( Alain Delon ) viene informato da un secondino della sua imminente scarcerazione, anticipata per buona condotta; allo stesso tempo, però, quest’ultimo gli prospetta di svaligiare un’importante gioielleria di Parigi, ubicata in un elegante palazzo di Place Vendôme; inizialmente titubante, Corey finisce però per accettare.
Contemporaneamente Vogel ( Gian Maria Volonté ), un altro detenuto, sta viaggiando in treno da Marsiglia a Parigi, scortato dal commissario Mattei ( Bourvil ); durante la notte, però, l’uomo riesce a fuggire dal finestrino del suo scompartimento, facendo perdere le sue tracce.
Quando poi a una stazione di servizio si nasconde furtivamente nel bagagliaio dell’auto di Corey, che nel frattempo è uscito di prigione, quest’ultimo crede di aver trovato in lui il complice perfetto per la rapina alla gioielleria.
Vogel accetta di prendere parte al colpo, e propone di coinvolgere anche Jensen ( Yves Montand ), un ex poliziotto alcolizzato, ritenendo necessaria la partecipazione di un tiratore  scelto.
Sebbene la rapina venga portata a termine con relativa facilità, lo stesso non potrà però dirsi per la vendita della refurtiva; per i tre uomini, infatti, le cose non andranno purtroppo come sperato…


« Buddha prese un pezzo di gesso rosso, tracciò un cerchio e disse:
Se è scritto che due uomini, anche se non si conoscono, debbono un giorno incontrarsi, può accadere loro qualsiasi cosa e possono seguire strade diverse, ma al giorno stabilito, ineluttabilmente, essi si ritroveranno in questo "CERCHIO ROSSO"... ».
Così ha inizio questo straordinario noir francese del 1970, con il quale Jean-Pierre Melville ha reso omaggio al capolavoro di John Huston “Giungla d’asfalto”.
Come già apertamente dichiarato nell’incipit della pellicola, protagonista indiscusso della vicenda è il destino che, con la sua forza inconfutabile, riesce sempre ad intrecciare a suo  piacimento i nostri percorsi di vita; ed è esattamente quello che accade anche ai tre protagonisti de “I senza nome”, le cui esistenze si ritrovano inaspettatamente, e sfortunatamente, accomunate da una tragica sorte.
Dialoghi ridotti all’essenziale, e lunghi silenzi, caratterizzano il penultimo lungometraggio del regista francese, lasciando così ampio spazio alla bravura nonché all’espressività di un eccezionale cast di interpreti.
Sullo sfondo di una Parigi plumbea, Alain Delon, Gian Maria Volonté e Yves Montand  si rivelano infatti semplicemente magistrali nel dare vita ai loro rispettivi personaggi: tre uomini costantemente in bilico tra bisogno di redenzione e desiderio di riscatto.


Titolo: I senza nome ( Le cercle rouge )
Regia: Jean-Pierre Melville
Interpreti: Alain Delon, Gian Maria Volonté, Yves Montand, Bourvil
Nazionalità: Francia
Anno: 1970



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